Scuola Democratica: la prospettiva SPEF

15 Settembre 2026

Riflessioni di Gabriela Bravo-Vargas,  Federica Montalto, Charaf El Bouhali.

La quarta edizione della Conferenza Internazionale di “Scuola Democratica”, intitolata “Learning for Democracy-Democracy for Learning”, si è proposta come uno spazio di riflessione interdisciplinare sul rapporto tra apprendimento e democrazia, due dimensioni fondamentali per la costruzione di società più giuste, inclusive e sostenibili. In un contesto globale caratterizzato da crescenti disuguaglianze, trasformazioni digitali accelerate e segnali di arretramento democratico, la conferenza ha invitato studiosi e studiose provenienti da diversi paesi e discipline a interrogarsi sul ruolo dell’educazione come pratica di emancipazione e come esercizio concreto di cittadinanza democratica.

Le riflessioni che seguono raccolgono le esperienze di due dottorande e un dottorando del corso di Scienze Pedagogiche, dell’Educazione e della Formazione presso l’Università di Padova, che hanno partecipato alla conferenza presentando i propri lavori di ricerca e prendendo parte ai numerosi momenti di confronto accademico e professionale offerti dall’evento, dal più formale al più informale.

Interpretazione collettiva della 4th edizione di Scuola Democratica

 L’esperienza del convegno di Scuola Democratica è stata arricchente, rigenerante e stimolante. è stato uno spazio di condivisione di pratiche professionali, educative, politiche che si è soffermato sull’importanza di identificare l’impatto sociale che hanno gli spazi educativi con una prospettiva sistemica. Alla luce dei contesti di instabilità socio-politica questi spazi di confronto possono portare sguardi e prospettive che vivendoli di persona creano una possibilità dialogica viva e sentita, umanizzata: quando il confronto trova uno spazio fertile è più semplice riprodurlo in altri contesti successivamente.

Pertanto abbiamo deciso di esporre brevemente per iscritto le nostre considerazioni e prospettive rispetto alla nostra partecipazione alla conferenza.

 

Dialoghi sull’educ-Azione

Voce narrante: Gabriela

Nel complesso, ho trovato la conferenza particolarmente stimolante e coerente con il tema proposto. L’approccio democratico è emerso come un filo conduttore trasversale a molte sessioni e anche momenti di musica e condivisione, offrendo prospettive interdisciplinari che hanno sollevato interrogativi significativi sul ruolo dell’educazione nel presente. Una delle sorprese più piacevoli è stata l’incontro con persone il cui legame con il mondo accademico non era immediatamente evidente, ma che attraverso le loro pratiche professionali e sociali incarnavano concretamente quella dimensione di azione trasformativa dell’educ-azione. Questo ha reso tangibile l’idea che la produzione di conoscenza e il cambiamento sociale non si esauriscano negli spazi universitari, ma trovino espressione in molteplici contesti della vita collettiva dentro i quali l’università porta delle voci.

Tra i momenti che mi hanno maggiormente colpita vi sono stati alcuni panel caratterizzati da una forte autenticità, sia nei contenuti sia nelle modalità di lavoro adottate. In particolare, porto con me una domanda emersa durante la conferenza: “How do we educate when there is no future?” Più che una richiesta di risposta definitiva, l’ho percepita come un invito a esplorare nuove prospettive e a ripensare il significato del nostro lavoro educativo e di ricerca in tempi di profonda incertezza.

Per quanto riguarda la mia presentazione, si è trattato della prima occasione pubblica di condivisione del progetto di dottorato. La preparazione dell’intervento ha rappresentato un importante esercizio di riflessione sul percorso di ricerca, sugli interrogativi che lo guidano e sulle aspettative che esso genera. Allo stesso tempo, l’esperienza di esporre il progetto davanti a un pubblico accademico ha reso evidente come il linguaggio non sia soltanto uno strumento di comunicazione, ma anche un mezzo attraverso cui il pensiero prende forma e si sviluppa. In questo senso, la presentazione è stata un atto performativo che ha contribuito a chiarire e consolidare alcune idee della ricerca stessa.

Il confronto successivo con i partecipanti ha inoltre favorito scambi di opinioni, suggerimenti e contatti che considero particolarmente preziosi per il proseguimento del percorso dottorale. L’interesse mostrato verso il tema della ricerca e le conversazioni nate a margine della sessione hanno confermato il valore della condivisione pubblica come momento di crescita scientifica, professionale e, direi, soprattutto personale.

 

Respirare tra passato e presente: insieme per una prospettiva pluralista condivisa

Voce narrante: Federica

L’esperienza alla conferenza internazionale di Scuola Democratica, tenutasi presso la Sapienza di Roma è stata a dir poco arricchente. Un’occasione di incontri nuovi e passati che hanno potuto conferire un sapore nuovo alla ricerca. Ho rincontrato la relatrice del corso di laurea magistrale che avevo terminato nel 2023 e ho rivisto colleghi con cui ho intrapreso un buon rapporto dal convegno di Siped e abbiamo con gioia proseguito anche questi giorni, tra un coffee break e l’altro, tra una risata e un incoraggiamento reciproco pre-presentazione e l’altro. Il convegno è stato davvero ben organizzato e gestito: si ha però l’impressione di perdersi potenzialmente molti interventi interessanti (in quanto non possiamo avere il dono dell’ubiquità). Come quando si sceglie l’epistemologia della propria ricerca e gli strumenti da utilizzare, per tracciare la propria identità da ricercatori e ricercatrici bisogna selezionare e vale anche per gli interventi che scegliamo di ascoltare.

Ho presentato il mio lavoro di ricerca intitolato “Mutual Aid Groups And Autobiographical Practices For The Well-Being Of Educators” e ho trovato entusiasmante portare il progetto sul tavolo del dibattito, confrontarmi con realtà davvero importanti all’insegna della reciprocità e dell’ascolto attivo. Ho respirato un profondo rispetto sui lavori reciproci, una genuina curiosità e una collettiva voglia di continuare ad imparare insieme. Fare rete è uno degli aspetti che connota il senso della ricerca, del farsi domande e del provare a migliorare, di creare sinergie che impreziosiscono la propria prospettiva di ricerca, o meglio, le varie prospettive possibili nonostante le pregnanti insicurezze a volte contestuali a volte individuali, prerogativa dell’essere umano. Un aspetto che mi ha colpito molto è stato anche la progettazione e l’attivazione di spazi per i ragazzi e ragazze nel territorio romano dove poter sperimentare il proprio talento all’interno di laboratori musicali per evitare la dispersione: ciò ha segnato una pragmaticità e senso di visione potente, anche per l’ubicazione del palco, proprio nella parte posteriore dell’Aula Magna!

Ciò che è potente è riunirsi, rispettarsi e ascoltarsi e in Scuola Democratica ho trovato uno spazio in grado di accogliere queste dimensioni, in virtù di far emergere un pluralismo scientifico (come sosterrebbe Dupré) a discapito di un imperialismo scientifico.

 

Verso una posizionalità rigorosa, riflessiva e consapevole

Voce narrante: Charaf

Presenziare alla 4th edizione della Conferenza Internazionale di ‘‘Scuola Democratica” ha rappresentato senz’altro un’opportunità di interazione stimolante e rigenerante. Tra le riflessioni che ho avuto modo di intavolare, in un clima di dialogo costruttivo e proficuo, rientrano senza dubbio quelle relative alla cosiddetta posizionalità e al rigore metodologico. Adottare una visione solida e rigorosa implica saper superare quella che Kaitlin Sibbald  definisce come ‘shopping list positionaly statement’ la quale rischia di rafforzare gli stereotipi e uniformare i ricercatori che si identificano con gruppi emarginati. Un invito, pertanto, ad una maggiore riflessività che ci porti a dichiarare non solo la posizione biografico-sociale dalla quale si agisce e si fa ricerca (positionality) ma che promuova altresì un processo relazionale e situato (positioning) che valuti come privilegio, vulnerabilità e rapporti di potere influenzino profondamente la produzione dei dati. Dal punto di vista pratico-metodologico, la piena consapevolezza del proprio ruolo come studiose/i non può che apportare benefici sostanziosi alla qualità e alla trasparenza delle nostre ricerche. In uno spirito di collaborazione e disseminazione scientifica, fortemente influenzato da quanto sopra menzionato, ho (abbiamo) avuto modo di presentare i seguenti contributi:

Il secondo contributo è stato presentato in collaborazione con la dott.ssa Berlingò Roberta, PhD Student alla Rutgers-State University of New Jersey. Entrambe le presentazioni, particolarmente partecipate, hanno ricevuto feedback e consigli utili e costruttivi. Ne ho approfittato, inoltre, per seguire le presentazioni più affini ai miei temi di ricerca. In particolare, ho assistito alle sessioni del panel ”H.15 Migrant-background Youth in Education” attraverso le quali ho approfondito alcuni aspetti teorici osservando con interesse e ammirazione evidenze empiriche e metodologie adottate.

Infine, la Conferenza ha costituito uno scenario favorevole ad un confronto critico – non esente da attriti e frizioni – sullo stato e sulla tenuta delle ‘nostre’ democrazie, come menzionato a più riprese durante i Keynote Speeches. Doverosa menzione va al panel ‘‘A.05. Education, Democracy and Resistance in Occupied Palestine’’. Uno spazio necessario di decolonizzazione dello sguardo e di decentramento da visioni esclusivamente eurocentriche, che ha rappresentato l’occasione propizia per seguire più da vicino le ricerche di studiose/i palestinesi nonostante quello che è stato definito dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU come genocidio.

 

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