PhD Day a Portogruaro: più di una semplice ricerca

7 Giugno 2026

Il PhD Day si è svolto a Portogruaro come evento formativo dedicato ai dottorandi, riunendo studenti di dottorato, docenti e ricercatori delle Università di Padova e Trieste, insieme al Prof. Howard dell’Università di Oxford e alla Prof.ssa Giulia Messina Dahlberg dell’Università di Göteborg. Attraverso keynote lectures, lavori di gruppo, tavole rotonde tematiche e momenti di confronto, l’evento ha offerto un’occasione per riflettere collettivamente sulle sfide pratiche e intellettuali della ricerca dottorale.

La giornata si è aperta con gli interventi della Prof.ssa Juliana Raffaghelli, del Prof. Paolo Sorzio e della Prof.ssa Caterina Bembich, che hanno accolto i partecipanti sottolineando l’importanza della comunità all’interno della formazione dottorale. La Prof.ssa Raffaghelli ha sottolineato il valore del dialogo tra studenti in diverse fasi del percorso accademico. Gli interventi introduttivi hanno inoltre richiamato la ristrutturazione degli spazi universitari a Padova come occasione per ripensare il modo di vivere e condividere gli ambienti accademici. Il riferimento a Mortari “dobbiamo prenderci cura del nostro essere attraverso la cura della mente” ha infine collegato la discussione ai temi della consapevolezza, della cura e della responsabilità nella ricerca.

Uno dei momenti centrali della giornata è stata la keynote lecture del Prof. Howard, dedicata al tema del co-design nella ricerca. A partire dai progetti sviluppati nel corso della sua carriera accademica, il professore ha ripercorso il percorso che lo ha portato ad adottare un approccio basato sul co-design, sottolineando il valore della costruzione condivisa della conoscenza con scuole, comunità e stakeholder. Il suo intervento ha mostrato come il coinvolgimento di diversi attori nella ricerca possa produrre lavori maggiormente connessi ai bisogni dei contesti educativi e sociali. Riflettendo sulle trasformazioni della ricerca accademica internazionale, il Prof. Howard ha inoltre evidenziato la crescente importanza dell’interdisciplinarità, del dialogo metodologico e della collaborazione tra istituzioni e culture.

Successivamente, i partecipanti si sono divisi in due gruppi: uno dedicato agli studenti del primo anno e l’altro agli studenti del secondo e terzo anno. Nel primo gruppo, le discussioni si sono concentrate sulla definizione di domande di ricerca teoricamente solide ma rilevanti per i contesti educativi reali, sottolineando anche l’importanza del coinvolgimento degli stakeholder e del valore dei dati inattesi o negativi. Il secondo gruppo ha invece riflettuto sulle difficoltà pratiche della ricerca, tra tempo limitato, risorse ridotte, feedback dei supervisori e necessità di adattare i progetti ai dati emergenti. È emersa inoltre la tensione tra le ambizioni iniziali della ricerca e ciò che può essere realisticamente realizzato durante il percorso di dottorato. In entrambi i gruppi è stata evidenziata l’importanza di rendere la ricerca e i dati accessibili anche a comunità più ampie.
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda coordinata dal Prof. Sorzio, alla quale hanno partecipato la Prof.ssa Bembich, la Prof.ssa Raffaghelli, la Prof.ssa Trevisan e il Prof. Ius. La prima domanda ha invitato i relatori a riflettere su ciò che portavano con sé dall’esperienza della giornata. Le loro risposte hanno ripreso temi già emersi durante i lavori di gruppo, in particolare la tensione tra gli obiettivi della ricerca educativa e i vincoli delle realtà istituzionale. I relatori hanno inoltre sottolineato l’importanza di mantenere allineati il “cosa”, il “chi” e il “perché” della ricerca: cosa si studia, per chi e con quale finalità. Un’altra idea ricorrente è stata la necessità di “restare nella zona di disagio” quando ci si confronta con contesti, prospettive e domande non familiari.

La seconda parte della tavola rotonda si è concentrata sulle future sfide metodologiche. Un tema centrale è stato il rapporto tra intelligenza artificiale e creatività umana, descritto come “una danza tra ciò che possiamo trarre dall’intelligenza artificiale e ciò che rimane creatività umana”. La discussione ha esplorato il modo in cui i ricercatori possano beneficiare di nuovi strumenti senza perdere capacità interpretativa, immaginazione e giudizio critico. I partecipanti hanno inoltre riflettuto sul rischio di “appiattimento epistemico”, in cui fenomeni complessi vengono ridotti a spiegazioni eccessivamente semplici, riaffermando l’importanza di affidabilità, validità, credibilità e di una solida “catena delle evidenze” nella ricerca. Infine, il confronto ha affrontato il tema della positionality e della necessità per i ricercatori di riconoscere criticamente le prospettive e i filtri attraverso cui la conoscenza viene prodotta e interpretata.

Molti partecipanti hanno descritto la giornata non solo come un’esperienza di apprendimento, ma anche come un momento di riflessione personale sul proprio percorso di ricerca. L’organizzazione dell’evento è stata resa possibile grazie al lavoro di Giorgia Todeschin, Gabriela Bravo Vargas, Sarah Schmidt e Annamaria Mattioni, con il supporto del Prof. Sorzio, della Prof.ssa Bembich e della coordinatrice del corso di dottorato, Prof.ssa Raffaghelli.

Più che offrire risposte definitive, il PhD Day ha creato uno spazio di dialogo, riflessione critica e collaborazione. I partecipanti hanno lasciato l’evento con una maggiore consapevolezza del fatto che la ricerca educativa è un processo collettivo e in continua evoluzione, plasmato da esperienze condivise, domande e prospettive differenti, sottolineando l’importanza di una comunità accademica capace di restare riflessiva, aperta e partecipe.

Scritto da Annamaria Mattioni

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